La Casa Natale

È lì come una fortezza, in piedi dritta mai una piega o un minimo cedimento.

È lì fiera, solida, calda, ospitale e bella da morire! E non invechia mai!

La mia Casa Natale!

È paziente e non chiede mai. Tutte le volte quando torniamo da lei si fa trovare con la sua veste più bella : l’amore! I cancelli si aprono e in un secondo appena mettiamo i piedi nel suo giardino ci sentiamo al sicuro, come se non ci fossimo mai andata da lì. Lei non chiede mai, ci abbraccia e ci fa sentire di nuovo bambini che le correvamo intorno anni fa. Chissà come si sentirà sola quando non ci siamo, chissà come riesce a colmare il vuoto che lasciamo dopo di noi, chissà quante lacrime avrà dovuto asciugare dagli occhi dei nostri genitori…

Amo sentire il vento quando soffia e fa smuovere tutti i alberi che la circondano, tutto si muove, l’aria cambia, i profumi si mescolano e lei è lì ferma sicura, sorridente e forte pronta ad aprire le sue porte per tenerci al sicuro.

Amo sentirla di notte, perché le notti sono buie da noi. Il cielo si riempie di puntini luminosi: le stelle e intorno non si vede assolutamente nulla. Il silenzio avvolge assolutamente ogni parte e l’unica cosa che rompe questo mistero è il abbaiare dei cani.

Amo annusarla quando si riempie dei mille profumi deliziosi.

Amo fotografarla sempre, non mi stancherei mai.

Amo godermela quando torno, ogni angolo, ogni finestra, ogni punto…

Amo curarla e rispettarla…

Amo i ricordi che mi legano a lei che ci ha visto crescere e prendere il volo.

Amo pensarla quando ascolto qualcosa di Abel Korzeniowski.

La Casa Natale… forse è il mio rimedio a tutto!

Tatiana

Tîka (racconto 1)

Tîka* mi guarda con la coda dell’occhio, sento che mi sta osservando, so già che anche con il suo osservare di nascosto mi da degli insegnamenti.

-Vedi Vasile il legno lo devi comandare te, lo devi stringere forte tra le mani quando lo metti sul banco-sega. Il legno deve sapere chi comanda, se ti trova debole o in un momento di distrazione allora si ribella, le schegge ti si infilzano dritte nella carne e la battaglia l’hai persa te.

Poi si china verso il pezzo grosso di legno che ha sul banco e comincia a levigarlo. Sta facendo una porta d’ingresso per una casa. So che uscirà un bel lavoro, tîka sa fare bene il suo lavoro. Fa il falegname praticamente da quando era ragazzino e anche suo padre faceva il falegname. Mi piace stare qui nel suo laboratorio, mi sento al sicuro qui. Sembra quasi un rifugio dal mondo intero, il soffito non è alto e l’unica finestra che c’è è piccola e il pavimento è cosparso di segatura che arriva quasi sopra alle cavilie; se ci penso bene non ho mai visto il pavimento del suo laboratorio pulito. Ma mi piace molto così, è il mio asso nella manica, quando giocherò a nascondino con i miei amici Andrii e Kolea, mi nasconderò in mezzo a tutta questa segatura, voglio vedere se mi troveranno!

Sulle mura sono appesi vari attrezzi, trapani di varie misure, martelli, pinze, morse, seghe, pialle. Non posso toccare qualcosa senza il suo permesso, tîka dice sempre che per un vero uomo, le dita della mano sono importanti e senza il suo permesso meglio tenere le mani in tasca.

-A cosa pensi, Vasile?

-Pensavo… ma io diventerò falegname come te?

-Tu diventerai chi vuoi! Al giorno d’oggi tutti vogliono entrare nel partito e vivere di slogan, che stupidi! Non sanno contare neanche fino a 10 ma pretendono di sapere come si lavora, che vergogna! Io non mi lascio intimorire dalle loro parole, io conosco bene il mio lavoro, conosco bene la mia testa e le mie mani, e quando unisco queste due forze insieme nessun partito del mondo mi può fermare! Vedi Vasilica, la gente viene da me per chiedere aiuto per costruire le loro case, io non dico mai di no, perchè la casa è una cosa importante, vado, guardo il terreno, prendo le misure, conto, poi scelgo il legno, faccio i miei calcoli di tutte le finestre e porte che ha bisogno quella casa, delle travi per il tetto e tutto lo faccio con queste mani, con questa testa, con gli occhi e con questa matita! Ed ecco che tira fuori da dietro l’orecchio la sua matita, mi son sempre chiesto come fa a non cadere mai, ovunque tîka vada la matita è lì, dietro l’orecchio come un’amica fidata pronta ad esserci in caso di necessità.

-Tu Vasilica non fidarti mai di quelli del kolhoz, tu cerca sempre la tua di strada! Per ora pensa ad imparare bene i numeri e tutto quello che ci sta nei libri e a far pascolare bene la mucca, perché anche questo non è da tutti.

Il vento della sera soffia dolcemente, io continuo a guardarlo lavorare, il rumore dei suoi strumenti è davvero assordante ma in quei rumori, come mi ha insegnato tîka, sento la voce di una casa che presto prenderà forma.

La mamma ci sta chiamando per la cena, tîka spegne i macchinari, si mette il cappello sulla testa e mi guarda dicendo:

-Andiamo figliolo, ho una fame tremenda! Chissà oggi il borsce con cosa ce lo ha preparato la mamma?! e sorride facendomi l’occhiolino. Nell’uscire accarezza ancora una volta la tavola di legno che piano piano prenderà la forma di una porta e spegne la luce!

È una serata serena, nell’aria sento il profumo del borsce della mamma e l’odore del legno appena lavorato. Sulla strada passa ancora qualche vicino con passo lento che porta a casa la mucca dal pascolo, i cani in lontananza abbaiano e io penso che da grande farò proprio il falegname, avrò la mia matita fidata dietro l’orecchio, un cappello in testa e delle mani giganti proprio come tîka, per poter far capire al legno chi comanda.

Tika* – parola usata in dialetto del Sud della Moldova, per chiamare il padre.

Racconto dedicato a mio zio Vasile, che non ho mai conosciuto, ma è sempre nel mio cuore.

Tatiana